Prime critiche al Freedom of Information Act (Foia) italiano

Il disegno di legge delega è stato varato dal governo, manca l'ok delle commissioni parlamentari e delle Regioni, ma già le critiche non mancano. Il Freedom of Information Act (FOIA) italiano, il sistema di norme e procedure, che dovrebbe "aprire" le porte della Pubblica Amministrazione ai cittadini e consentire l'accesso agli atti, i dati e i documenti.
Ma già piovono le critiche sull'impianto legislativo che sembra non garantire la trasparenza che ci si aspettava. Passaggi vaghi che lasciano troppo spazio all'interpretazione e a possibili controversie, in alcuni casi sembra esserci addirittura un aggravio per gli enti in termini di burocrazia. Perplessità anche contro il silenzio-diniego che le PA potranno applicare, senza motivazioni, rendendo più difficile il percorso di richiesta dei cittadini. Niente soluzioni stragiudiziali per i cittadini, ma come sempre il ricorso al Tar, con i suoi tempi lunghi ed i suoi costi.
Associazioni e alcuni parlamentari hanno già scritto una lettera aperta al governo per rivedere le norme. Lamentano che il diritto di accesso alle informazioni sull'operato della PA deve essere esercitabile in modo sostanziale e che bisogna intervenire sulla regolazione delle sanzioni e delle eccezioni.
Ma il governo risponde che il provvedimento, nell'introdurre misure di accesso civico di contrasto al malfunzionamento delle amministrazioni, si è adeguato agli standard internazionali. Per la prima volta, dicono da Palazzo Chigi, in Italia si introduce una forma di accesso civico ai dati e ai documenti pubblici, equivalente a quella dei sistemi anglosassoni.
Il governo dice anche che si tratta di un regime di accesso più ampio di quello previsto dalla versione originaria dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 33 del 2013 (il cosiddetto decreto Trasaparenza) perché consente di accedere anche a dati, informazioni e documenti per i quali non esiste l'obbligo di pubblicazione.

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